Ferrara si trova in una posizione difficile rispetto al resto dell’Emilia-Romagna. Con un reddito imponibile medio di 24.414 euro la provincia estense è penultima in regione, davanti solo a Rimini. Questo dato emerge dall’analisi delle dichiarazioni dei redditi curata da Ires Emilia-Romagna basata sui numeri del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia per l’anno di imposta 2026.
Mentre l’Emilia-Romagna registra un imponibile medio di 26.831 euro e si conferma tra le regioni più ricche d’Italia, Ferrara continua a viaggiare nelle retrovie. Il margine che la separa da Forlì-Cesena, che ha un imponibile medio di 24.445 euro è di soli 31 euro. Dal 2019, Ferrara ha perso una posizione nella graduatoria regionale, proprio a vantaggio della provincia romagnola.
Le disparità territoriali in Emilia-Romagna
La fotografia diventa ancora più significativa guardando dentro il territorio. Il comune di Ferrara, da solo, raggiunge un imponibile medio di 27.432 euro superiore alla media regionale. Tra città e provincia si apre così un fossato: quello ferrarese è il territorio dell’Emilia-Romagna con il divario più ampio tra capoluogo e resto della provincia, pari al 12,4%.
Ma è soprattutto la distribuzione dei redditi a mostrare le fragilità. Quasi tre contribuenti ferraresi su dieci, il 29,4% dichiarano meno di 15mila euro imponibili all’anno, contro il 27,5% regionale. Dall’altra parte della scala, appena il 2,7% supera i 75mila euro mentre la media dell’Emilia-Romagna è del 3,6%.
I comuni con i redditi più bassi
Scendendo verso il Basso Ferrarese, il divario diventa ancora più evidente. Goro è il comune con il reddito imponibile medio più basso dell’intera Emilia-Romagna, appena 14.336 euro. È l’ultimo anche per redditi medi da lavoro dipendente, con 15.513 euro e nel 2026 ha registrato addirittura una diminuzione del 2,7%. Tra i dieci comuni regionali con i redditi da lavoro più bassi compaiono inoltre Lagosanto con 19.242 euro e Comacchio con 19.584 euro.
Le preoccupazioni della Cgil Emilia-Romagna
Il rapporto Ires mette così nero su bianco una frattura territoriale che attraversa l’Emilia-Romagna: i redditi più elevati si concentrano soprattutto lungo l’asse della via Emilia, mentre le aree più periferiche restano sistematicamente indietro. E Ferrara si colloca proprio dalla parte più debole di questa geografia.
A complicare il quadro c’è il potere d’acquisto. Tra il 2019 e il 2026 i redditi imponibili regionali sono cresciuti del 17,7% praticamente quanto l’inflazione, salita del 17,4%. Per i lavoratori dipendenti, però, l’aumento si ferma al 13,5% significa che, nel medio periodo, le buste paga non hanno tenuto il passo dei prezzi.
Su questi numeri interviene il segretario generale della Cgil Emilia-RomagnaMassimo Bussandri secondo cui la ricerca restituisce “diversi elementi di preoccupazione”. Il sindacato avverte soprattutto sull’erosione dei redditi fissi: “Il caro carburanti, il caro energia e la conseguente spirale inflazionistica, secondo autorevoli analisi, a fine 2026 avranno eroso in media 1500 euro di reddito a ogni famiglia di percettori di reddito fisso, cioè più o meno la tredicesima mensilità”.
Da qui la richiesta al Governo di intervenire sul caro energia e carburanti, rafforzare il controllo dei prezzi, sostenere i rinnovi contrattuali e aumentare il prelievo su “rendite, grandi patrimoni e profitti erosi”.
Per Ferrara il punto, però, è già scritto nei numeri: la città capoluogo tiene, il resto della provincia arranca. E tra una media provinciale penultima in regione, quasi un contribuente su tre sotto il 15 mila euro e il comune più povero dell’Emilia-Romagna dentro i propri confini, il divario con la parte più ricca della regione resta tutt’altro che marginale.



