20 Settembre 2026 ☀ 18°

Chat parlamentari, perquisizione e polemica sulla costituzionalità

Cucchi accusa la Procura di aver violato l’articolo 68 per le sue chat con il medico Cocco, mentre la magistratura e i cittadini reagiscono.

Chat parlamentari, perquisizione e polemica sulla costituzionalità

Un nuovo capitolo dell’inchiesta sui certificati anti-Cpr per i Centri di rimpatrio è diventato oggetto di acceso dibattito parlamentare. La senatrice Ilaria Cucchi ha denunciato che la procura di Ravenna ha acquisito, senza l’autorizzazione prevista dall’articolo 68 della Costituzione, le sue conversazioni private con l’infettivologo Nicola Cocco. La perquisizione, avvenuta nei giorni scorsi, ha portato alla luce chat in cui venivano discussi i cosiddetti certificati di non idoneità al trasferimento dei migranti nei Cpr.

Le chat estratte e le accuse di violazione dell’articolo 68

Secondo le informazioni raccolte, gli investigatori non hanno effettuato una copia forense completa del telefono di Cocco. Al loro posto, è stato impiegato un software che ha filtrato automaticamente i messaggi contenenti parole chiave specifiche – tra cui “cpr”“non idoneità” e “certificati”. Questo metodo ha consentito di estrarre solo le conversazioni ritenute pertinenti, senza alcuna selezione manuale basata sui nominativi degli interlocutori. Le chat della senatrice Ilaria Cucchi e della deputata Francesca Ghirra (AVS) sono state tra quelle individuate.

Metodo di estrazione automatico

Il sistema ha operato in modalità automatica analizzando l’intero archivio digitale alla ricerca dei termini di riferimento stabiliti dal decreto d’indagine. Una volta individuati i messaggi, la procura ha disposto la sigillatura delle conversazioni parlamentari, come previsto dalla normativa che tutela le comunicazioni dei membri del Parlamento. Cucchi ha definito l’operato della procura un “atto consapevole contro l’articolo 68”, sostenendo che si tratti di una forma di intimidazione nei confronti dei parlamentari.

Reazioni delle istituzioni giudiziarie e politiche

Le dichiarazioni di Cucchi hanno scatenato una risposta celere da parte delle organizzazioni giudiziarie. La sezione Magistratura Indipendente ha definito “inaccettabili” gli attacchi del parlamentare ai pubblici ministeri, ribadendo che il diritto di critica non può trasformarsi in accuse di intimidazione. Anche la sezione ANM di Ravenna ha sottolineato che le iniziative della magistratura, adottate con i strumenti previsti dalla legge devono rimanere al di fuori di qualsiasi insinuazione personale. Cucchi ha risposto indicando che non intende portare la questione davanti alla Corte Costituzionale, ma ha confermato la disponibilità a far utilizzare le chat nella sua attività di controllo parlamentare, continuando a chiedere la chiusura dei Cpr.

Presidio a Bologna e la mobilitazione civile

Nel pomeriggio successivo alla polemica, centinaia di persone hanno riempito Piazza del Nettuno a Bologna per il presidio “La cura non è reato. No Cpr”, organizzato dal Laboratorio Salute Popolare. Tra i partecipanti c’erano rappresentanti del Partito Democratico, della Coalizione Civica, di Mediterranea Saving Humans e dei Sanitari per Gaza, oltre a numerosi medici infettivologi della Romagna. La presidente dell’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, Daria Bonfietti ha definito i Cpr “un inferno”, mentre il segretario della CGIL di Bologna, Michele Bulgarelli ha denunciato la “strumentalizzazione politica sulla pelle di chi lavora”. Il presidio ha evidenziato la crescente solidarietà verso i medici indagati e la volontà di fermare la definizione di cure sanitarie come reato.

Nel frattempo, Nicola Cocco ha difeso la propria posizione, sostenendo che non vi sia stata alcuna rete criminale per la produzione dei certificati. Il medico ha affermato di aver avviato una campagna di sensibilizzazione sulla patogenicità dei Cpr, supportata da pareri di bioeticisti e professori di filosofia del diritto. La sua difesa è stata ripresa anche dagli avvocati di altri indagati, i quali hanno sottolineato che i certificati di non idoneità rappresentano semplici “giudizi di valore” e non falsificazioni. La Lega, invece, ha definito “gravissime” le dichiarazioni di Cocco, minacciando di presentare denuncia. L’intera vicenda si profila come un delicato scontro tra tutela dei diritti parlamentari, autonomia giudiziaria e controversie sulla gestione dei Centri per il rimpatrio.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app

Bologna adesso

ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 20 Settembre