11 Giugno 2026 ☁ 25°

Fratelli Savi interrogati a Bollate: Fabio collabora, Roberto si avvale della facoltà di non rispondere

Il procuratore di Bologna Paolo Guido e la procuratrice aggiunta Lucia Russo hanno interrogato Roberto e Fabio Savi nel carcere di Bollate nell'ambito di una nuova inchiesta sulla banda della Uno Bianca; Roberto si è avvalso della facoltà di non rispondere mentre Fabio ha scelto di fornire dichiarazioni, suscitando la reazione dei familiari delle vittime.

Fratelli Savi interrogati a Bollate: Fabio collabora, Roberto si avvale della facoltà di non rispondere

Nella mattinata del 11/06/2026 i magistrati della Procura di Bologna si sono recati nel penitenziario di Bollatenel Milanese, per ascoltare i fratelli Roberto e fabio savi nell’ambito di un fascicolo aperto dopo un esposto dei familiari delle vittime. L’atto istruttorio ha l’obiettivo di verificare se, oltre ai sei componenti già condannati in via definitiva, siano esistiti complici o mandanti collegati alle stragi attribuite alla banda della Uno Bianca.

L’interrogatorio è durato circa due ore: presenti il procuratore capo Paolo Guido e la procuratrice aggiunta Lucia Russoi pm hanno lasciato il carcere senza rilasciare dichiarazioni. Secondo quanto ricostruito, Roberto Savigià poliziotto e considerato il leader del gruppo, ha scelto di avvalersi della facoltà di non risponderementre il fratello Fabio ha invece deciso di fornire elementi verbali ai magistrati, facendo così emergere parti della sua versione dei fatti.

Obiettivo dell’inchiesta: cercare mandanti e complici oltre i sei condannati

Il fascicolo che ha portato i magistrati a Bollate nasce dall’esposto delle famiglie delle vittime e si concentra sull’eventuale rete esterna che avrebbe sostenuto la banda. I fatti sotto esame riguardano le stragi compiute tra il 1987 e il 1994periodi in cui la Uno Bianca ha causato 23 morti e oltre cento feriti. L’accertamento mira a stabilire se persone o strutture esterne abbiano fornito indicazioni, pressioni o aiuti materiali agli autori degli atti criminali.

Nuovi spunti dalle dichiarazioni in tv e dalle audizioni

Tra gli elementi che hanno determinato l’avvio dell’atto istruttorio figurano alcune affermazioni rese da Roberto Savi durante una trasmissione televisiva lo scorso maggio, nelle quali avrebbe ipotizzato un ruolo dei Servizi segreti in alcuni episodi. Queste dichiarazioni hanno indotto gli inquirenti a verificare possibili contatti esterni alla cellula criminale e a ricostruire responsabilità che vadano oltre i sei già condannati.

Casi specifici al centro delle verifiche della Procura di Bologna

Nel fascicolo sono esplicitamente indicati episodi concreti che gli investigatori ritengono rilevanti per l’indagine. Tra questi spiccano l’omicidio dei carabinieri Umberto Erriu e Cataldo Stasiuccisi a Castel Maggiore il 20 aprile 1988e il duplice omicidio di Licia Ansaloni e Pietro Capolungoavvenuto nell’armeria di via Volturnoa Bolognail 2 maggio 1991. Sono proprio questi episodi ad essere richiamati nelle verifiche per comprendere possibili responsabilità esterne.

La scelta di mettere sotto esame quei delitti non è casuale: si tratta di episodi con caratteristiche operative e contesti che, secondo gli inquirenti, possono fornire elementi investigativi utili alla ricostruzione dei legami della banda con eventuali terzi. L’attenzione è quindi sia sulle modalità esecutive sia su rapporti e contatti precedenti e successivi agli episodi.

Reazioni e clima attorno all’interrogatorio

Le dichiarazioni rese in sede di interrogatorio e l’avvio dell’inchiesta hanno suscitato l’emotività dei familiari delle vittime, che hanno espresso rabbia e attese di verità. L’iniziativa della Procura di Bologna rappresenta per loro un tentativo di ottenere risposte concrete su possibili responsabilità rimaste finora in ombra dopo le condanne definitive dei sei membri della banda.

Dal punto di vista procedurale, l’atto di recarsi in carcere per sentire i detenuti costituisce una fase investigativa delicata e formale: l’interrogatorio punta a raccogliere informazioni utili, ma può trovare ostacoli quando uno degli indagati decide di non rispondere. In questo caso, la disponibilità a parlare da parte di Fabio Savi rappresenta un elemento che gli inquirenti dovranno valutare attentamente insieme ad altri riscontri probatori.

La Procura di Bologna proseguirà gli accertamenti partendo dalle dichiarazioni acquisite e dai fascicoli già disponibili sulle stragi della Uno Bianca. L’obiettivo rimane quello di chiarire se esistono figure esterne che abbiano indicato, istigato o coperto i reati, per dare alle famiglie delle vittime una risposta sulla possibile esistenza di mandanti o complici.

Bologna adesso

ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 11 Giugno