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Minacce al sindaco di Bologna: chi sono gli indagati dopo la morte di Abderrahim Fakir

Dopo gli scontri di Bologna, 20 persone sono indagate per minacce al sindaco Matteo Lepore. Scopri i dettagli delle indagini e il contesto delle tensioni.

Minacce al sindaco di Bologna: chi sono gli indagati dopo la morte di Abderrahim Fakir

Dopo gli scontri avvenuti nel centro storico di Bologna il 20 luglio, il sindaco Matteo Lepore ha ricevuto numerose minacce online. Le indagini hanno portato all’identificazione di 20 indagati, tra cui un minorenne. Le minacce sono arrivate dopo la manifestazione in memoria di Abderrahim Fakir, il 42enne morto il 19 luglio al Pilastro durante un intervento della polizia.

Le minacce, alcune delle quali esplicite e rivolte anche alla famiglia del sindaco, hanno spinto Lepore a presentare denuncia e a ottenere una scorta. Gli investigatori hanno rintracciato circa venti utenti della rete, residenti sia in città che fuori regione, che avrebbero agito utilizzando i propri nomi e cognomi.

Le minacce e le indagini

Tra i messaggi ricevuti da Lepore, alcuni contenevano minacce di morte esplicite, come “Ti veniamo a prendere noi. A te e ai tuoi figli” e “Tanto sappiamo dove abiti”. Questi messaggi, insieme ad altri insulti e minacce, hanno portato alla denuncia e all’avvio delle indagini da parte della polizia, coordinate dalla procura di Bologna.

Gli indagati, prevalentemente comuni cittadini tra cui studenti, residenti e commercianti del centro storico, non sembrano conoscersi tra loro e non ci sono prove di un’azione coordinata. Le indagini sono ancora in corso per identificare altri autori delle minacce.

Il clima di tensione a Bologna

Le minacce contro Lepore si inseriscono in un contesto più ampio di tensioni a Bologna, scatenate dalla morte di Abderrahim Fakir. Dopo la sua morte, sono scoppiati violenti scontri nel centro storico, e sui muri della città sono apparse scritte contro il governo e le forze dell’ordine.

Un altro filone di indagine riguarda le scritte apparse nel centro di Bologna contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la polizia e Israele. Un 23enne francese è stato indagato e denunciato per alcuni di questi episodi, in particolare per le scritte apparse in vicolo Bianchetti.

Nuove scritte sui colli

Tra gli ultimi episodi, ci sono le scritte apparse in via Codivilla, sui colli bolognesi. Sotto il cartello della Fonte Remonda è comparsa la scritta “Meloni impiccata”, realizzata con vernice nera. Poco distante, è stato lasciato il messaggio in francese “Tout le monde déteste la police”, cioè “tutti odiano la polizia”.

La polizia ha già rilevato le scritte e sono in corso accertamenti per individuare i responsabili. Intanto, il nome di Fakir è comparso anche sul telone che delimita il cantiere sotto il Portico dei Servi, accompagnato da una frase in inglese che attribuisce alla polizia la responsabilità della sua morte.

Le reazioni e le prossime mosse

Sulla vicenda è intervenuto anche l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Stefano Cavedagna, chiedendo un intervento della Giunta comunale per ottenere il Daspo urbano per chi ha fatto scritte e minacce. Le indagini proseguono, e il fascicolo sulle intimidazioni a Lepore ha portato all’individuazione di 20 persone che dovranno rispondere delle contestazioni formulate dagli inquirenti.

Resta da chiarire se ulteriori accertamenti possano far emergere altre responsabilità. Nel frattempo, il clima di tensione a Bologna continua a essere monitorato da vicino.

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