La Bologna-Raticosa evoca immediatamente curve, motori e una memoria collettiva che attraversa il Novecento. Nato nel 1926 con la vittoria di Antonio Testi su Diatto, l’evento ha vissuto periodi di interruzione (compresi momenti legati alla guerra e difficoltà economiche) ma è sempre ritornato al centro dell’affetto dei bolognesi. Oggi la manifestazione è anche inserita nel circuito del campionato italiano di velocità in salita per auto storiche, conservando un mix di competizione e celebrazione storica.
La rinascita moderna è merito soprattutto di iniziative locali: dal 2001 la prova è stata riportata in vita grazie all’impegno di Francesco Amante e della Scuderia Bologna Squadre Corse. Le edizioni complessive rimangono limitate (35 in tutto), ma il valore simbolico supera ogni statistica: la gara rimane un punto di riferimento per appassionati, collezionisti e piloti che cercano nel percorso tra Pianoro e la Futa un banco di prova unico.
Un palmares e nomi che hanno fatto la storia
Il racconto della Bologna-Raticosa passa attraverso figure leggendarie: oltre al primo vincitore Testi, tra i protagonisti delle edizioni del passato compaiono piloti di livello internazionale come Clay Regazzoni. Le cronache riportano inoltre la presenza, nelle prime annate, di personaggi come Enzo Seràgnoli che, su Lancia Aprilia, vinse nel 1939; Seràgnoli e il cugino Ariosto sono anche legati alla nascita della Gd, azienda bolognese nel packaging. E non mancano riferimenti tecnici: nelle liste figura l’ingegnere Edoardo Weber, scomparso il 17 maggio 1945, autore di innovazioni fondamentali per i motori dell’epoca.
Rivalità e aneddoti che accendono la passione
La memoria della corsa è ricca di episodi pittoreschi: tra questi spicca la sfida tra Eugenio Castellotti e Cesare Perdisa. La narrazione popolare racconta che Perdisa, pur considerato più veloce, perse un duello per via della sua abitudine a salutare gli amici a ogni tornante: un gesto di simpatia che nella logica della gara pagava pegno ma che rafforza il carattere umano di quelle edizioni. Questi episodi contribuiscono a trasformare la competizione in racconto e quella strada in memoria condivisa.
Il tracciato: da 42 chilometri a un percorso moderno
Il tracciato della prima edizione si snodava per circa 42 chilometri, dal ponte di San Ruffillo fino al passo della Raticosa. Con il tempo il percorso è stato ridisegnato: l’attuale versione si sviluppa tra Pianoro Vecchio e Livergnano per una lunghezza di 6,2 chilometri e un dislivello di 348 metri. Questo ridimensionamento ha reso la prova più adatta alle moderne esigenze sportive, mantenendo però i caratteristici tornanti che definiscono il carattere della salita.
Il fascino della Futa
La cosiddetta strada della Futa è spesso citata come elemento che rende unica la manifestazione: amministratori e organizzatori sottolineano il valore paesaggistico oltre che tecnico del tracciato. Per esempio, a presentare l’ultima edizione sono intervenuti istituzioni locali come il capo di gabinetto della Città Metropolitana, il sindaco di Pianoro e rappresentanti della scuderia organizzatrice, che hanno definito la via come capace di «far innamorare» piloti e spettatori.
Programma, numeri e protagonisti dell’edizione
L’attuale appuntamento vede al via 93 partecipanti. Le attività si articolano in giorni distinti: il venerdì è riservato alle verifiche, il sabato a partire dalle 13 sono previste le prove ufficiali in due manche da Pianoro Vecchio, mentre la domenica la gara vera e propria si disputa in due salite con partenza alle 9. Le premiazioni, programmate per il pomeriggio dalle 15, decreteranno il nuovo nome da iscrivere nell’albo d’oro, dopo cinque edizioni consecutive firmate da Stefano Peroni.
Tra i volti legati alla manifestazione compaiono anche ex protagonisti come Paolo Arbizzani, attivo alla Raticosa negli anni Sessanta, e figure istituzionali come Pamela Meier, che nel 2001, anno della ripartenza, ricopriva il ruolo di assessore alla Viabilità della Provincia di Bologna. L’interazione tra memoria sportiva, territorio e comunità rende la Bologna-Raticosa un evento che va oltre la semplice competizione: è un rito collettivo che celebra la tecnica, il paesaggio e la storia dell’automobilismo locale.