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Liguria, Bari e Bologna: strategie e memoria nella gestione delle alluvioni

Dalla Liguria che ha trasformato tragedia in modello di difesa, alla mostra di Bari che riscopre le alluvioni centenarie, fino al dibattito di Bologna sul Tubone: la gestione del rischio idrogeologico prende forma.

Liguria, Bari e Bologna: strategie e memoria nella gestione delle alluvioni

Quindici anni dopo l’alluvione che nel 2011 devastò la Val di Vara, la Liguria mostra un percorso di rinascita in cui ricostruzione e prevenzione si intrecciano. Nella stessa direzione, altre due regioni italiane rievocano il passato e proiettano il futuro: Bari, con una mostra che ripercorre le alluvioni più drammatiche del secolo scorso, e Bologna, dove il progetto del “Tubone” per il torrente Ravone resta al centro di un acceso dibattito civico.

Questo articolo raccoglie le esperienze di tre territori, mettendo in evidenza gli investimenti strutturali, le iniziative culturali e le richieste dei cittadini, per offrire una panoramica completa delle strategie italiane di mitigazione idrogeologica.

Liguria: dal ponte crollato al polo logistico di Brugnato

L’assessore alla Protezione Civile, Giacomo Raul Giampedrone, descrive un percorso iniziato nel 2011 con la ricostruzione di due ponte a campata unica a Borghetto, elementi che un tempo avevano contribuito all’esondazione. Oggi quegli stessi attraversamenti non solo sono più sicuri, ma migliorano la dinamica idraulica dei torrenti, riducendo il rischio di future alluvioni. Parallelamente, sono stati realizzati interventi lungo argini e corsi d’acqua, per un investimento complessivo di decine di milioni di euro, destinato a rafforzare la mitigazione del rischio idrogeologico su tutto il territorio.

Un altro tassello del modello Liguria è il nuovo Polo logistico della Protezione Civile, localizzato a Brugnato. Questo centro, accanto al già esistente polo di Villanova d’Albenga, rappresenta la “chiusura del cerchio” per la regione, offrendo capacità operative avanzate nella gestione delle emergenze. L’assessore sottolinea che, oltre alle opere fisiche, è stato potenziato il sistema di allertamento garantendo risposte più rapide ai cittadini in caso di eventi critici.

Bari: cento anni di alluvioni raccontati a Palazzo Starita

Il 20 ottobre è stata inaugurata a Palazzo Starita la mostra “Acqua che non si aspetta – Le alluvioni storiche di Bari”, promossa dal Dipartimento di Ingegneria Civile del Politecnico di Bari e sostenuta dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Bari. L’esposizione raccoglie quarantatré fotografie che documentano le inondazioni del 1905, 1915, 1926, 1954 e 2006, accompagnate da schede tecniche che illustrano le evoluzioni delle pratiche di mitigazione del rischio nel secolo scorso.

Le immagini, affiancate da mappe e diagrammi, mostrano come le “lame” di Bari – le zone basse attraversate dai torrenti – siano state ripetutamente colpite da piogge torrenziali. La mostra, aperta fino al 30 ottobre, vuole conservare la memoria collettiva e stimolare una riflessione sul legame tra urbanistica e gestione delle acque. Durante l’inaugurazione è stato anche assegnato il Premio di Laurea in memoria del Prof. Ing. Antonio Rosario di Santo, destinato a tesi che affrontano tematiche legate all’idraulica e alla prevenzione delle alluvioni.

Bologna: il “Tubone” del Ravone fra promesse e timori

Due anni dopo l’alluvione del 19 ottobre 2024, il quartiere Ravone di Bologna attende ancora la realizzazione del progetto noto come “Tubone” un tunnel di quasi quattro chilometri destinato a deviare le acque del torrente e a proteggere circa diecimila abitanti. In un incontro pubblico tenutosi nella parrocchia di San Paolo di Ravone, il segretario dell’Autorità di Bacino del Po, Alessandro Delpiano, e i deputati Galeazzo Bignami (FdI) e Virginio Merola (PD) hanno sottolineato il supporto governativo per il documento di fattibilità, ma i residenti temono un arco temporale di dieci-dodici anni per la conclusione dei lavori.

Il Comitato Ravone Sicuro, guidato da Luca Vianelli, ha richiesto la nomina di un commissario straordinario con l’obiettivo di accelerare le procedure amministrative e garantire una tempistica più chiara. Il costo stimato dell’intervento varia tra gli 80 e i 100 milioni di euro, e la Regione ha assicurato la disponibilità di fondi qualora i finanziamenti statali si rivelassero insufficienti. Parallelamente, il sindaco Matteo Lepore ha evidenziato l’assenza di opere specifiche per il Ravone e il Canale Navile nel piano dell’Autorità di bacino, chiedendo un confronto concreto sui finanziamenti nazionali per la difesa del suolo.

Il caso di Bologna evidenzia come, oltre alla progettazione tecnica siano cruciali la trasparenza finanziaria e la certezza dei tempi di realizzazione, per restituire sicurezza a un territorio ancora segnato dall’alluvione del 2024.

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