13 Giugno 2026 ☀ 32°

Debutto bolognese del Dorè Quartet: Mozart, Golijov e Beethoven in programma

Il Dorè Quartet, formazione nata nel 2026 e perfezionatasi tra il Conservatorio di Maastricht e l'Accademia Stauffer, inaugura la rassegna Talenti il 15 giuno alle 21 nel Cortile dell'Archiginnasio proponendo un programma che spazia da Mozart a Golijov e Beethoven.

Debutto bolognese del Dorè Quartet: Mozart, Golijov e Beethoven in programma

La rassegna dedicata ai giovani interpreti del Bologna Festival prende il via il 15 giuno alle 21 nel Cortile dell’Archiginnasio con il Dorè Quartet, quartetto d’archi nato nel 2026. Talenti, affiancata da Inedita nel cartellone Pianofortissimo, è pensata come palcoscenico per musicisti emergenti che hanno già ottenuto riconoscimenti in contesti internazionali e che si confrontano con pagine chiave del repertorio cameristico.

La serata offre un percorso sonoro che mette a confronto tre tappe fondamentali della musica da camera: il classicismo mozartiano, l’evocazione contemporanea di Osvaldo Golijov e la rivoluzione formale beethoveniana. I nomi dei compositori e i titoli delle opere in programma delineano un arco espressivo che attraversa luce, ombra e intensità drammatica, affidato alle mani dei quattro giovani musicisti italiani del Dorè Quartet.

Il quartetto e il suo percorso tra Maastricht e Cremona

Il Dorè Quartet è nato al Conservatorio di Maastricht e prosegue il perfezionamento presso l’Accademia Stauffer di Cremona. Il nome del gruppo richiama l’eco del grande illustratore della Divina Commedia, un richiamo all’immaginario che i musicisti trasferiscono nell’interpretazione: un ascolto che alterna chiaroscuri e rivelazioni. La formazione è composta da quattro strumentisti italiani: Ilaria Taioli e Samuele Di Gioia ai violini, Salvatore Emanuel Borrelli alla viola e Caterina Vannoni al violoncello.

La loro preparazione internazionale e il lavoro in accademie riconosciute sottolineano un approccio che unisce rigore tecnico e ricerca espressiva. Per il concerto nel Cortile dell’Archiginnasio i musicisti propongono un programma costruito come un dialogo tra epoche, in cui ciascun brano funge da specchio per il successivo.

Un programma in tre momenti: Mozart, Golijov e Beethoven

La serata si apre con il Quartetto per archi N. 14 in sol maggiore K 387 di Wolfgang Amadeus Mozartil primo dei quartetti dedicati a Franz Joseph Haydn. Questa pagina segna un momento cruciale nella maturità del compositore di Salisburgodove la scrittura cameristica espande la sua profondità drammatica e contrappuntistica. L’esecuzione introduttiva mette in luce la capacità del gruppo di affrontare il fraseggio classico con chiarezza e finezza timbrica.

Il significato del K 387 nel percorso di Mozart

Il K 387 è spesso considerato un punto di svolta: l’intreccio fra i quattro strumenti assume una dimensione quasi vocale, con passaggi che richiedono grande equilibrio tra i membri del quartetto. Nel contesto di Talenti, questa scelta iniziale serve a stabilire un riferimento stilistico da cui partire per le successive trasformazioni sonore.

Segue una pagina di piena contemporaneità: Tenebrae di Osvaldo Golijovcompositore la cui opera mescola memoria liturgica, esplorazione timbrica e tensione spirituale. Golijov descrive questa musica con un’immagine suggestiva che i musicisti riportano integralmente: “musica… che suona come un’astronave in orbita senza toccare mai terra“. Il brano richiama atmosfere sospese e un uso del suono che privilegia il colore e l’intensità emotiva rispetto alla linea melodica tradizionale.

La funzione di Tenebrae in programma

Collocare Golijov tra Mozart e Beethoven serve a mettere in risalto contrasti timbrici e concettuali: dal rigore classico alla spazialità contemporanea, passando per una scrittura che chiede al quartetto di esplorare le possibilità sonore dello strumento in termini non convenzionali.

La seconda parte della serata è dedicata al Quartetto in mi minore Op. 59 N. 2il secondo dei Quartetti “Razumovskij” di Ludwig Van Beethoven. In questa pagina la forma cameristica si amplia e si carica di tensione drammatica: la scrittura beethoveniana apre a sviluppi tematici e contrasti che richiedono un’energia interpretativa notevole.

L’ampiezza formale dell’Op. 59 n. 2

L’Op. 59 N. 2 è emblematico per la sua capacità di trasformare il linguaggio del quartetto in una vera e propria arena emotiva, dove i singoli strumenti assumono ruoli quasi solistici senza però perdere la coesione del dialogo d’insieme. La scelta di questo pezzo chiude la serata su un appello drammatico e strutturale che mette alla prova la capacità dei giovani musicisti di sostenere tensione e respiro esteso.

Nel complesso, la serata al Cortile dell’Archiginnasio si propone come un’occasione per ascoltare un quartetto emergente che unisce formazione internazionale e intensa ricerca interpretativa, offrendo un programma che racconta la continuità e la trasformazione del linguaggio musicale dal classicismo al contemporaneo.

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