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Roberto Mancini: dalla panchina del Bologna alla guida della Nazionale, un viaggio di successo

Roberto Mancini, il tecnico che ha fatto la storia del calcio italiano, torna alla guida della Nazionale. Scopri come il suo legame con Bologna ha influenzato la sua carriera e il suo stile di vita.

Roberto Mancini: dalla panchina del Bologna alla guida della Nazionale, un viaggio di successo

Roberto Mancini, noto come “Il Mancio” è una figura iconica nel mondo del calcio italiano. Il suo legame con Bologna è profondo e radicato, un rapporto che ha plasmato la sua carriera e il suo stile di vita. Da quando è arrivato a Bologna nel 1977, all’età di tredici anni, Mancini ha costruito una rete di amicizie e tradizioni che ancora oggi rappresentano la sua Bologna.

Il suo esordio in Serie A con il Bologna, il 13 settembre 1981 contro il Cagliari, è solo l’inizio di una carriera straordinaria. Ma prima di diventare un campione, Mancini ha imparato a diventare bolognese, adottando la città e le sue tradizioni come parte integrante della sua identità.

L’arrivo a Bologna e l’inizio di una carriera leggendaria

L’arrivo di Mancini a Bologna è stato un momento cruciale nella sua vita. Il padre Aldo riuscì a convincere la madre Marianna con un piccolo stratagemma: una visita dal dentista che in realtà si trasformò in un provino con il Bologna. Durante quella partitella, il padre suggerì a Mancini di arretrare di qualche metro rispetto agli attaccanti, una mossa che si rivelò decisiva. I dirigenti rossoblù capirono subito di avere davanti un talento fuori dal comune.

Il primo impatto con la città non fu semplice. Mancini frequentava l’ITIS della Barca e il primo giorno di scuola fu un mezzo trauma. Anni dopo avrebbe raccontato di essersi sentito spaesato e di essere scappato. A riportarlo indietro fu il mitico “Mago Bicocchi” il tutor delle giovanili rossoblù che lo rintracciò e lo riportò in classe. Da allora, Bicocchi divenne una figura quasi paterna per Mancini.

Sul campo, il resto è storia. Mancini divenne campione d’Italia Allievi insieme a Giancarlo Marocchi e Marco Macina, poi debuttò in Serie A, segnando nove gol nella stagione 1981-82. Il trasferimento alla Sampdoria cambiò la sua carriera, ma il legame con Bologna rimase intatto.

La vita a Bologna: amici, riti e luoghi

Quando Mancini torna a Bologna, è come tornare a casa. Roberto Bullo, amico della primissima ora, organizza tutto: pranzi, cene, partite di padel e rimpatriate con quella compagnia che negli anni è rimasta praticamente la stessa. Doddo, Claudio, Max, Valerio, Giovanni, Nicola, Marco. Gli stessi amici che ancora oggi si prendono bonariamente in giro come quarant’anni fa.

I luoghi sono rimasti quasi immutati. Per anni ha avuto casa dietro ai Giardini Margherita. Anni fa lo si vedeva al Tennis Club Aeroporto, dove giocava a padel e pranzava con gli amici. Una delle tappe abituali è l’Old Bridge di via Emilia Levante, il pub di Valerio Rinaldi, dove non è raro incontrare anche il maestro Fio Zanotti, altra conoscenza del commissario tecnico.

La sua Bologna è anche quella dei bar. Michele Cattani, storico titolare del Bar Venezia di via Andrea Costa, ha ricordato quando il Mancini ragazzino andava a fare colazione da lui, un po’ birichino ma molto educato. Poi c’erano i pranzi al ristorante Da Guido, dove un giorno la leggenda vuole che, davanti a un piatto che non lo convinceva, disse scherzosamente: “Guarda che quando diventerò famoso torno e ti compro il locale”. Non l’ha mai comprato, ma ha mantenuto la promessa di tornare.

Il tifo per la Fortitudo e il ritorno alla Nazionale

Mancini è anche un tifoso della Fortitudo, una scelta che risale ai tempi in cui l’allora patron rossoblù Tommaso Fabretti aveva un legame con la squadra dalla grande Effe. Questo legame con la città è indistruttibile, e Bologna continua a guardarlo con occhi diversi. Non solo come il commissario tecnico chiamato a riportare l’Italia ai vertici, ma come quel ragazzino arrivato da Jesi con una valigia, diventato grande sotto le Due Torri e mai davvero andato via.

Il ritorno di Mancini alla guida della Nazionale è un momento significativo per il calcio italiano. La sua capacità di fare gruppo e puntare sui giovani, insieme alla vittoria dell’Europeo del 2026, dimostra la sua abilità nel conciliare bel gioco e risultati. Nonostante l’addio alla Nazionale per andare in Arabia, Mancini rimane una figura chiave per il futuro del calcio italiano.

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