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Agrivoltaico: sospensioni a Bologna, Rovato e Grosseto

Fermi, contestazioni e richieste di revisione: il futuro degli agrivoltaici a Bologna, Rovato e Grosseto

Agrivoltaico: sospensioni a Bologna, Rovato e Grosseto

Negli ultimi anni il modello agrivoltaico ha conquistato l’interesse di imprese, amministrazioni e agricoltori, promettendo di coniugare la produzione di energia solare con la coltivazione del suolo. Tuttavia, l’espansione di questi impianti richiede una serie di autorizzazioni complesse, perché ogni metro quadrato di terra è anche fonte di reddito per gli allevatori e gli agricoltori. Quando la burocrazia non riesce a tenere il passo con la velocità delle proposte commerciali, nascono tensioni tra le parti coinvolte, che possono sfociare in blocchi amministrativi o in vere e proprie battaglie legali.

Il caso italiano del 2025-2026 mette in evidenza tre situazioni differenti: a Bologna la Regione ha archiviato un maxi progetto per mancanza di documenti, a Rovato (provincia di Brescia) una conferenza dei servizi ha imposto 30 giorni per integrare la pratica, e a Grosseto la Provincia sta chiedendo una riduzione della superficie occupata dai pannelli. Ognuna di queste vicende rivela punti di debolezza nella programmazione territoriale e nella valutazione degli impatti ambientali, climatici e socio-economici.

Fermo del mega progetto agrivoltaico a Bologna

Il maxi progetto agrivoltaico da 29 053,08 kW, proposto da una società italiana per le frazioni di Anzola, Calderara e Bologna, è stato archiviato dalla Regione emilia-Romagna per “incompletezza documentale”. Il provvedimento, protocollato l’11 settembre, ha chiuso una procedura avviata nel luglio 2025, impedendo il collegamento delle condutture al nodo elettrico di Martignone. Il piano prevedeva scavi di oltre un metro di profondità e l’esproprio di circa quaranta appezzamenti, un passo che aveva acceso le proteste dei proprietari.

Controversie sul parco agrivoltaico di Rovato (Lodetto-Pedrocca)

Nel comune di Rovato, l’impronta di 7,4 ettari destinata a un impianto da 4,9 MW ha suscitato una serie di osservazioni durante la Conferenza dei servizi del 15 settembre. Il progetto, avviato nella zona tra Lodetto e Pedrocca, deve presentare entro 30 giorni una documentazione integrativa richiesta dal Comune e dagli enti coinvolti; in caso di inadempienza, la procedura sarà archiviata.

Criticità agronomiche e richieste di mitigazione

La Commissione paesaggistica ha espresso un parere favorevole, ma condizionato a un “terrapieno vegetale” di almeno un metro con alberi ad alto fusto e arbusti sempreverdi. Il punto più litigioso, però, riguarda la relazione agronomica per essere considerato legittimo, l’impianto deve garantire il mantenimento dell’80 % della produzione lorda vendibile (PLV) dei terreni. Il verbale di conferenza ha evidenziato una sovrastima dei valori PLV, richiedendo una revisione certificata dei dati, altrimenti il progetto non potrà procedere.

Opposizione da parte dei cittadini e delle amministrazioni locali

Il cittadino Angelo Bergomi, sostenuto dal gruppo Fermento Civico, ha presentato osservazioni critiche, puntando su incompatibilità paesaggistica, rischi per la produzione olivicola e potenziali interferenze con le condutture di gas. Anche il sindaco di Cazzago, Fabrizio Scuri, ha formalmente espresso il suo dissenso, segnalando rese agronomiche irrealistiche e proponendo percorsi alternativi per i cavidotti, per ridurre l’impatto sulla viabilità principale.

Richieste di revisione per l’impianto agrivoltaico di Grosseto

Il progetto “Casalone”, presentato da Sorgenia Renewables, prevede quasi 34 000 pannelli su 28 ettari in prossimità dell’abitato di Grosseto, con una potenza installata di 24,72 MW. Dopo la valutazione ambientale, la Provincia di Grosseto ha chiesto al proponente di riconsiderare la superficie occupata, suggerendo un layout a “mosaico” fra pannelli e aree verdi per preservare il paesaggio rurale.

Valutazione paesaggistica e idoneità territoriale

Gli uffici regionali hanno sottolineato che l’intervento si colloca in un’area classificata “non idonea” dalla pianificazione energetica regionale, poiché rientra nelle zone DOP e IGP. La provincia, inoltre, ha richiesto una valutazione cumulativa degli impatti, tenendo conto di altri impianti già autorizzati nel raggio di 10 km, per evitare una trasformazione eccessiva del territorio agricolo.

Condizioni idriche e monitoraggio ambientale

Dal punto di vista idrico, la Regione ha chiesto a Sorgenia di fornire i dettagli della concessione per il pozzo esistente, i consumi previsti e la disponibilità d’acqua per la pulizia dei pannelli. L’Ente del Parco della Maremma ha, inoltre, richiesto un piano di monitoraggio ambientale capace di rilevare eventuali frammentazioni degli habitat e di garantire la conservazione della fauna locale durante la costruzione e l’operatività dell’impianto.

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